mercoledì 25 novembre 2009

Cattedrale di Sant'Andrea Apostolo




La Cattedrale di Sant'Andrea Apostolo, di origine romanica, venne costruita nel secolo XIII ampliando un edificio paleocristiano del IV secolo, situato sull'area dell'antico Forum Verularum. Una epigrafe, conservata nella cappella del Tesoro della chiesa, costituisce il più antico documento della storia della Cattedrale e ricorda che il primo dicembre dell'anno 384 fu sepolta nel Duomo la salma del presbitero Marturio, un martire cristiano.

Altri due frammenti di lapidi dei secoli IX e X, murati nei pilastri del presbiterio, testimoniano le antiche origini della Cattedrale.
Nel 1350, a causa di un violento terremoto, la chiesa restò notevolmente danneggiata ed in parte distrutta, ma fu subito ricostruita. Come si legge nella iscrizione posta nella facciata, animata da un doppio ordine di paraste, nel 1706 il Vescovo De Zaulis curò la realizzazione dei lavori che diedero l'aspetto attuale alla Cattedrale; però, l'artistico rosone centrale è quello che già ornava la facciata gotica del XIV secolo. Il massiccio campanile fu costruito sopraelevando una antica torre romana, che doveva essere collegata con altre costruzioni fortificate attraverso un passaggio sotterraneo che si sviluppava sotto la piazza odierna.
All'esterno, è ancora visibile un elemento dell'architettura gotica: un parziale arco a sesto acuto posto sulla porta laterale sinistra.
All'interno, le tre navate sono divise da pilastri romanici; i lavori effettuati tra la fine del '600 e la prima metà del'700 hanno dato l'aspetto barocco a tutta la chiesa, trasformando gli elementi romanici e gotici. Nell'abside, il coro ligneo, artisticamente intagliato, fatto costruire nel 1624 dal Vescovo Asteo, ha sostituito quello romanico in pietra, del quale si conserva nella cappella del Tesoro la croce cosmatesca, che sicuramente ornava la sedia episcopale. In una cappella della navata sinistra si ammira una tela meravigliosa per la luminosità e la delicatezza cromatica, pur nella drammaticità di alcune figure: Il martirio di San Bartolomeo, del pittore polacco Taddeo Kuntze (1731-1793), seguace del Maratta e del Giaquinto.
Sull'altare della cappella del sacramento è collocata una tela del 1604, che rappresenta i Santi Salome, Biagio e Demetrio, del pittore Federico Buccatti di Alatri.
Lungo la navata destra, nella terza cappella, è custodita una parte del ricchissimo Tesoro del Duomo. Già dal 1572 alcune preziose reliquie furono trasportate qui dall'Abbazia di Casamari per motivi di sicurezza. Oggi è formato da oltre 600 reliquie contenute in cofani, urne, ostensori di inestimabile valore per l'alto significato artistico, storico e religioso.


Il tesoro del Duomo di S. Andrea



“Molte erano le reliquie dei santi di cui era grandemente ricca l’abbazia di Casamari per la munificenza dei sommi pontefici”: Così affermava, nel 1707, Filippo Rondinini, storico di Casamari, alludendo alle numerose reliquie custodite nel monastero entro preziose teche. Nonostante la rigorosa osservanza della Regola di San Benedetto e degli Statuti dell’Ordine cistercense che imponevano la povertà negli ordinamenti e negli arredi, il prestigio dell’abbazia e le figure di abati come Giraldo - che svolse importanti missioni diplomatiche in Europa per conto della Santa Sede - motivarono donazioni di oggetti di pregio da parte dei pontefici; la comunità venne di volta in volta dispensata dalle primitive, rigide regole di povertà; si andò, così, costituendo, tra la fine del XII secolo e il successivo, un autentico tesoro di oggetti destinati al culto, suppellettili, vesti sacre, libri e scritture.


Tra le reliquie conservate, molte andarono disperse tra il XV e il XVI secolo, altre ebbero miglior destino: per sottrarle alle scorrerie delle soldatesche, infatti, furono trasportate, nel 1572, nella cattedrale di Sant’Andrea a Veroli, in più sicura custodia, protette dalle mura cittadine. Qui le reliquie erano custodite in un deposito la cui porta era chiusa da una duplice serratura: delle due chiavi, che ne assicuravano la chiusura, una veniva custodita dal canonico più anziano, l’altra dall’abate regolare di Casamari, a testimonianza del legame antico e profondo tra la comunità cistercense e la città di Veroli. Ogni anno, nel giorno dell’Ascensione, gli oggetti più insigni venivano portati in processione, con grande concorso di popolo, da Veroli a Casamari nella mattinata, per essere riportati, nel pomeriggio, dal monastero alla cattedrale. Nel 1783, con decreto della Sacra Congregazione dei Riti, la più che bicentenaria processione fu abolita per timore di disordini popolari.




Le reliquie di Casamari sono conservate oggi, insieme ad altre provenienti dalla Certosa di Trisulti e a pregevoli cimeli artistici della città ernica, in una cappella del duomo cittadino recentemente restituita all’antico splendore da lavori di restauro. Tra i gioielli di oreficeria sacra, spicca la grande croce professionale in argento dorato sbalzato, ornata di pietre e paste vitree, risalente al XIII secolo. Sul recto è rappresentato, al centro, Cristo crocefisso e, sui quattro bracci, la Vergine Maria, l’evangelista Giovanni, san Pietro e l’angelo che stringe nelle mani il disco solare.

Nel verso, il reliquario circolare in filigrana e pietre inquadra la stauroteca contenente le reliquie del Sacro Legno della Croce; ai quattro lati sono poste le figurazioni simboliche degli evangelisti. Da Casamari proviene anche il braccio reliquario di san Matteo, in lamina d’argento sbalzata e dorata: da un’apertura in forma di croce, sulla parte anteriore, si intravedono le reliquie del braccio del santo custodite all’interno. Un’iscrizione in caratteri gotici alla base del reliquiario ricorda il nome del committente, l’abate Giovanni Bove, che alla fine del XIII secolo provvide alla riorganizzazione del tesoro dell’abbazia.

Tra gli oggetti più prestigiosi figura la testa reliquiario dei santi Giovanni e Paolo martiri, patroni di Casamari, cui è dedicata la chiesa. In argento martellato e smalti, il reliquiario si presenta in forma di busto che raffigura un giovane viso maschile. Sempre l’abate Giovanni Bove si interessò alla realizzazione, o quanto meno al restauro, di due reliquiari a lastra in argento dorato contenenti le reliquie dei corpi di santi, di martiri e di vescovi. Il primo formato da quattro lastre lavorate a traforo fissate su una teca lignea, presenta lungo il perimetro nove medaglioni in vetro dipinto con figure di santi legati all’Ordine cistercense.

Più ricco è il traforo del secondo reliquiario, composto da sette lastrine raccordate fra loro; la fascia perimetrale è abbellita dai busti, fusi e cesellati, di ventidue santi, cui sono alternate pietre incastonate. Oltre alle reliquie, la teca custodisce due piccole croci in argento dorato. Due dei cinque cofanetti in avorio conservati nel tesoro provengono da Casamari, dove erano stati utilizzati come preziose custodie delle reliquie dell’abbazia.

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